La guerra, di Renzo Montagnoli
Pubblicato da Renzo Montagnoli
La guerra
di Renzo Montagnoli
Già il grano imbiondiva ,
steli piegati pronti ad accogliere la falce,
l’oro del pane dei mesi a venire.
La quiete dei meriggi assolati
fra il frinir delle cicale,
un’aria ferma,
le sere appena un po’ ventilate,
con il canto dei cani alla luna.
L’aveva detto il vate,
una mattina che all’alba s’era alzato
per guardare il campo.
Ondeggiavano le messi
all’alito di brezza,
ma d’un tratto il cielo a oriente
s’era fatto sangue,
mentre all’orizzonte
s’avanzava una nera signora,
il mantello consunto,
la falce che roteava
e il biondo dei chicchi maturi
svanito in una torba fumante.
Scendevano la valle,
un’orda selvaggia,
le barbe irsute,
gli occhi iniettati di sangue.
Le messi incendiate,
i villaggi distrutti,
le donne violate,
i loro uomini trucidati.
Non era solo conquista,
ma lo sfogo della bestia che è in noi.
Lutti, rovine, non contano niente
quando prepotente è il bisogno
di unirci all’ombra che ci accompagna.
E se guerra doveva essere, che lo fosse.
Ci apprestammo a dar battaglia,
per noi,
per i figli,
per le donne,
Quel giorno,
combattemmo nel grano.
Frecce che s’alzavano a oscurare il sole,
le lunghe aste appuntite ben tese,
i cavalli schiumanti che mietevan le spighe,
cozzi d’armi, grida selvagge,
ovunque sangue a fiotti.
E quando giunse la sera
urlammo per la vittoria,
fra corpi straziati,
sguazzando nel sangue ribollente.
Fu breve gloria,
fu solo gioia d’esser scampati.
Ritornammo alla pace,
alla quiete dei meriggi,
al frinir delle cicale.
Ci abbandonammo esausti fra le braccia delle donne,
ringraziammo gli dei per averci protetti,
ricominciammo a vivere
nella certezza,
fallace,
di un mondo senza guerre.
(da Canti celtici –
Edizioni Il Foglio, 2007)
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Dinastie letterarie
Pubblicato da chiaraperseghin
Sull’inserto di Repubblica “D La repubblica delle donne” di questa settimana, ho trovato un avvincente e illuminante articolo di Laura Piccinini.
Il titolo del mio post richiama in parte il titolo dell’articolo del quale vi riporto l’inizio. I due protagonisti del brano sono ritratti anche nella foto qui sopra:
«Fanno vendere gli uni agli altri più copie gli scrittori-parenti che si amano, o quelli che si odiano e insultano reciprocamente a mezzo stampa e magari proprio con un libro-verità? E volendo parlare di genitori e figli, si notano di più quelli che mantengono il cognome celebre anche se della madre, o quelli che si mascherano dietro uno pseudonimo per dimostrare al mondo che il nepotismo gli fa schifo (ma figurarsi poi se non salta fuori la genealogia illustre, di questi tempi, quando una biografia su Wikipedia non si nega a nessuno)? In incognito “Sapete chi sono? Spero di no”, ha titolato loffio il britannico Telegraph: seguito dalla recensione del libro debutto di un certo Nick Harkaway, nom de plume per cui alla fine ha optato il figlio di John Le Carré non potendo usare il cognome del padre bestsellerista già sostitutivo dell’originario Cornwell, scartato a sua volta per non essere scambiato per il figlio della scrittrice criminalista Patricia Cornwell che non c’entra niente con nessuno dei due (e semmai è una discendente dell’autrice de La capanna dello zio Tom). Harkaway a sentirlo pronunciare sembra un metodo per schiarirsi la gola, ma se piace a lui e al suo rampantissimo agente… Nick dice di averlo trovato in un fumetto per ragazzi di inizio ‘900 che guarda caso si intitolava Boy’s Own, il ragazzo che voleva fare da sé. Giura anche di aver inviato il suo manoscritto “in incognito”, e di aver “ricevuto la proposta di contratto senza che saltasse fuori la discendenza famosa, svelata in un secondo momento”.»
Il seguito lo trovate qui.
Brian May e Paul Rodgers non sono i Queen
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Brian May e Paul Rodgers non sono i Queen
“The Cosmos Rocks” uscirà il 15 settembre:
annunciato come nuovo album della band
è già al centro di forti negative polemiche
Con il Lego oggigiorno ci si arrangia a creare un po’ di tutto. E’ toccato anche a Freddie Mercury, leader indiscusso dei Queen, considerato a ragione “la migliore voce” del panorama melodico rock.
Di Freddie Mercury ce n’è stato uno, uno e insostituibile.
Ci ha provato Paul Rodgers a sostituirlo.
Abbiamo assistito a dei concerti con sul palco un buon Brian May e un Paul Rodgers che scimmiottava Mercury, un karaoke al limite anche simpatico ma nulla di più.
Freddie Mercury resta unico, per voce, per talento, per sensualità animale e pathos.
“The Cosmos Rocks”, scritto e prodotto da Brian May, Paul Rodgers e Roger Taylor, sarà il nuovo album del terzetto. Spiacente, ma mi rifiuto in maniera categorica di chiamare Queen questi tre musicisti. John Deacon non ne ha voluto che sapere di uscire sul mercato con il nome Queen. Della band originale rimangono May e Taylor, e per quanto bravo possa essere May alla chitarra non potrà mai essere i Queen insieme al pallido Paul Rodgers.
Brian May aveva chiesto prima a George Michael, a Elton John e a Zucchero Sugar Fornaciari di rimpiazzare Freddie: tutt’e tre gli hanno risposto con un secco “no”.
Al concerto tributo del 1991 in onore e in memoria di Mercury, George Michael fu senz’ombra di dubbio il migliore: in quell’occasione sembrò che Mercury si fosse calato con lo spirito sul palco. Tuttavia George Michael non accettò di entrare a far parte dei Queen, deciso a proseguire la sua carriera solista e deciso a non tentare di emulare (o competere) con la voce storica dei Queen. Anche Elton John non prese in considerazione la proposta di entrare nel gruppo. May allora cercò di dare una impronta più blues al gruppo e chiamò Zucchero: ma anche lui, giustamente, rifiutò. Solo Paul Rodgers, ex Bad Company, accettò di entrare nel gruppo.
Ma in quale gruppo?
Continua..
Random Post:
Mal di schiena e agli arti superiori?
Pubblicato da Janka
Dolore alla parte superiore della schiena, ai muscoli, ai tendini e ai nervi delle braccia viene chiamata R.S.I. (dall’inglese repetitive strain injury). E’ una sindrome che affligge coloro che fanno un super-uso di computer, chitarra, coltelli o simili movimenti od utensili. La condizione accettata in medicina nella quale avviene si ha quando i muscoli in queste aree restano in tensione per un periodo di tempo molto lungo, a causa di posture sbagliate e/o movimenti ripetitivi.Questi sono i sintomi che possono indicare un principio di RSI:
• Dolore ricorrente o dolenzia a collo, spalle, parte alta della schiena, polsi o mani.
• formicolio, intorpidimento, mani fredde o perdita di sensibilità.
• Perdita di forza prensile, mancanza di resistenza, debolezza, affaticamento.
• I muscoli delle braccia e delle spalle appaiono duri e rigidi alla palpazione.
• Dolore o intorpidimento quando sdraiati a letto.
Spesso nel primo stadio di RSI i pazienti pensano erroneamente di dormire sopra le braccia in posture scorrette fermando la circolazione.
La condanna del sangue, di Maurizio de Giovanni
Pubblicato da Renzo Montagnoli
La condanna del sangue
La primavera del commissario Ricciardi
di Maurizio de Giovanni
Fandango Libri
Narrativa romanzo
Pagg. 374
ISBN: 9788860440532
Prezzo: € 12,50
La primavera arrivò a Napoli il quattordici aprile millenovecentotrentuno, poco dopo le due del mattino.
Arrivò in ritardo e come al solito, con un colpo di vento nuovo dal sud, dopo un acquazzone.
Dopo l’inverno del Senso del dolore arriva per il commissario Ricciardi la primavera de La condanna del sangue, una stagione di risvegli, di nuovi amori che sbocciano, ma anche di delitti, fra i quali quello, particolarmente efferato, che vede come vittima una cartomante e usuraia.
Come per il precedente la vicenda gialla, pur se apprezzabile, costituisce solo l’ossatura intorno alla quale è costruito il romanzo vero e proprio e qui de Giovanni mostra l’indubbia capacità di non ripetersi, creando nuovi personaggi di contorno e colorando più intensamente, scendendo ancor di più dentro l’anima, quelli che già si conoscono: il tormentato e malinconico commissario Ricciardi, il pratico, ma umano, brigadiere Maione, il Dr. Modo, medico legale pragmatico e antifascista, e lei, Enrica, la dirimpettaia, un amore silenzioso e mai dichiarato.
Il romanzo procede a ritmo costante con lo svolgimento razionale della trama principale, accompagnata da altre solo in apparenza minori e che si ricollegano come in un mosaico a dar vita all’immagine di un’umanità dolente, in cui la passione, la gelosia, i sentimenti e perfino il delitto sono l’espressione di un’esistenza in cui la felicità è solo una chimera.
Così accanto al feroce delitto della cartomante ci sono le vicende di Filomena, la più bella di Napoli, e perciò desiderata dagli uomini e odiata dalle donne, oppure quella di un sogno infranto di un povero pizzaiolo che si era illuso di poter guadagnare di più.
Su tutte, però, domina il sempre presente senso del dolore di Ricciardi, quell’intima pietà che in un mondo di fame e di morte riesce ad aver ragione del più gretto materialismo, conferendo dignità non solo alle vittime, ma anche ai colpevoli.
In questo contesto di grande effetto, dove l’ambientazione e l’atmosfera sono resi in modo veramente pregevole, di tanto in tanto c’è lo spazio anche per osservazioni illuminanti, come questa:
L’usura è vile, pensava Ricciardi: tra i delitti più tristi, perché prende la fiducia e la rivolta contro chi la dà. E succhia lavoro, speranze, aspettative, succhia via il futuro.
Non mancano, inoltre, tutte le menzogne di un regime (il romanzo è ambientato in epoca fascista) dove tutto deve essere bello e ordinato, dove la gente deve essere ricca, parole vuote che stridono con l’opprimente realtà.
Scritto in punta di piedi, con un lessico semplice, ma assai efficace, La condanna del sangue mi ha avvinto già dall’inizio e, quando alla fine Ricciardi scorge nuovamente attraverso i vetri della finestra la dirimpettaia che ricama pensando a lui, mi sono messo a piangere, perché quel ritrovato timido silenzioso amore è la conclusione logica di un romanzo stupendo, che è maturato dentro di me pagina dopo pagina, mettendo radici profonde.
E poi mi vengono le lacrime solo quando arrivo all’ultima pagina di un capolavoro.
Maurizio de Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Con il Senso del dolore (Fandango Libri, 2007) di prossima pubblicazione in Francia e in Germania dà inizio alle stagioni del commissario Ricciardi. Dopo La condanna del sangue sono previsti altri due titoli.
Recensione di Renzo Montagnoli
Lyrellende, Ciclo dei Reami Elfici. Fabrizio Corselli: il fantasy poetico per Lulu.com
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Uscito tempo fa in versione e-book, adesso, l’opera di epica fantasy Lyrellende, Ciclo dei Reami Elfici approda alla sua versione cartacea.
Titolo Opera: Lyrellende, Ciclo dei Reami Elfici
Autore: Fabrizio Corselli
Genere: Fantasy (Concept Work poetico)
Pagine: 366
Edizione: Lulu
Costo: 11,50 €
Lyrellende è un viaggio fantastico all’interno del paradiso elfico di Ambheur-Arél. Un mondo le cui cronache introdurranno il lettore a un’esperienza davvero avvincente, se non unica, fatta di grandi eroi e potenti maghi, abilmente narrati dalla sua diretta protagonista: una mistica danzatrice della stirpe eleamar, una valadyn per l’appunto, spintasi oltre i Regni della Luna, nel tentativo di disvelare i molteplici misteri che si celano dietro l’elfica struttura dell’Envydal, noto come Circolo delle Tre Stelle. Un’impresa che la vedrà lambire le più oscure forze dei tempi remoti, discendendo persino gli abissi profondi di quelle memorie che furono taciute, con grande timore, dalla stessa razza elfica. Un destino già segnato quello della stirpe eleamar ma che adesso risorge in virtù del coraggio della loro unica figlia.
L’opera non manca infine di creature leggendarie quali i draghi, spettri, epici scontri e perfino grandi battaglie, il tutto espresso con un linguaggio semplice e diretto, permettendo anche al lettore medio un più facile approccio. Lo stesso autore, nella prefazione all’opera, avverte che si è preferito impiegare un linguaggio molto semplice, destinando la lettura a un target più ampio, tralasciando così la forma epica che ha sempre caratterizzato i propri poemi a tema mitologico, più complessi, ma pur sempre mantenendo il tono dell’epos.
L’opera non rappresenta una silloge poetica ma un vero e proprio Concept Work, con una sua storia ben costruita che si sviluppa lungo le nervature strofiche dei testi, rafforzate ulteriormente da ponti narrativi che ne definiscono meglio la organicità strutturale. L’impiego dei ponti narrativi è una situazione insolita per la poesia, divenendo in Corselli un dato di fatto, se non una sua esclusiva.
Il background che fa da sfondo all’opera è quello del paradiso elfico di Ambheur-Arél, mondo fantasy creato dallo stesso autore, divenuto in futuro trampolino di lancio per i prodotti del Chimerae Hobby Group (soprattutto moduli avventura ed espansioni per il sistema di Advanced Dungeons & Dragons 2.a Edizione).
Per tale motivo, in modo da facilitare ulteriormente l’orientamento all’interno di questo viaggio fantastico, è stato incorporato all’opera un corposo Dizionario Fantasy (Eluen Algadi). Inoltre, sarà presente un’Appendice che, oltre a dare informazioni su alcuni concetti o personaggi presenti nella storia, e finanche approfondirne altri, segnerà i lemmi specifici da ricercare sull’Eluen Algadi. Molte sono le relazioni tra un elemento e l’altro, dovendo a volte ricorrere a più “parole chiave” per ricostruire organicamente la storia di quel dato luogo o creatura che sia. Da questo punto di vista, l’opera, e nella fattispecie il Dizionario, risultano essere un ricchissimo e utile compendio per il gioco di ruolo, dal quale trarre plot, leggende e ambienti per la propria avventura. Inoltre, l’opera supporterà i moduli del Chimerae Hobby Group.
A livello grafico, Lyrellende è corredato dalle immagini della nota illustratrice Cesarina Ciotti (http://www.maniecreative.it) e da Antonio Nonnato, già avviato disegnatore per il Chimerae Hobby Group. Il personaggio di Uar-Elleja è stato ispirato proprio dall’immagine di copertina Moon della Ciotti.
L’acquisto online è possibile presso questo il seguente link:
Non resta che augurare Buona Lettura.
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Cadillac confetto
Pubblicato da Romanticaperla
Piccola, vuoi venire a rinfrescarti con me?
Non ti preoccupare per il costume se non ce l’hai,
tanto te l’avrei tolto ben prima d’arrivare al mare
Avanti Piccola, fammi vedere che sai fare
Mi hanno detto che sei un disastro ma non in amore
Mi hanno assicurato che quando prendi uno
lo sbatti su e giù finché non ti muore sul petto
Avanti Piccola, monta sulla mia Cadillac confetto
e facciamo follie fino a che sarà l’alba o la morte
Avanti, salta su questo bolide
e non ci pensare ai vecchi
che se la vedono passare davanti in tv la vita
Vieni a farti fare quello che solo un vero uomo sa
Non indugiare più, non indugiare più, anche Gesù
alla fine è sceso dalla croce, non vedo perché tu no
Avanti, non esitare più, Piccola, dammi tutto il miele
e ti porterò sulla strada dell’inferno con me
Ridendo tra le foglie al vento
salirò sulla tua Cadillac confetto:
andremo a Parigi, gireremo il mondo.
Ci ciberemo del nostro amore e
come fanno gli uccellini
mangeremo semi di girasole.
Ci fermeremo la notte sulle panchine;
al mare faremo il bagno nudi
danzando i nostri corpi
brilleranno alla luna,
desiderio, follia,
le mie mani scorreranno su te,
la mia gamba contro la tua,
sarà reale, sarà vero
divorerai fuoco,
andremo all’inferno
e saremo un unico miele
in questo splendore d’estate.
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Franz Krauspenhaar: “Era mio padre”
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Franz Krauspenhaar: “Era mio padre”
di e a cura di G. Iannozzi
Franz Krauspenhaar è un’altra Liala con le braghe
Franz Krauspenhaar ringrazia Iannozzi
Intervista a Franz Krauspenhaar
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Superiori agli Dei
Pubblicato da Romanticaperla

Di questa notte tzigana
.- complice Diana
atta a sfidar del Firmamento
la furia e il lucore per intero -
sul far del dì noi diremo,
con nostalgia rappresa
fra denti lingue unghie,
che sì amore fu consumato
tutto in eterna caccia,
scalciando le lenzuola
ma tenendo ben salde
le dita intrecciate a ritmo
di non arresi pelvici movimenti.
Non arresi né stanchi
e vogliosi d’andare avanti:
così ci vedrà il mattino
l’uno fra le braccia dell’altro.
Presi sotto il canto del gallo
in cortile e con l’eco affamata
lontana dell’orso nel bosco,
dita di viola mirtillo
terranno per un attimo a bada la fame
delle mie labbra ancor bramose
del piacere della carne;
sostando un poco appena le mani
sui tuoi non più vergini fianchi
coglierò un’altra volta il serico fiore
prima con sguardo feroce,
poi ribelle alla delizia delle tue dita
la lingua incollerò di nuovo
sul Monte di Venere per penetrarlo
con umida dolcezza, come fa il serpente
che negl’anfratti più vietati s’intrufola,
solo dall’istinto guidato.
Coi capelli sconvolti
in una nuvola bruna,
il mattino ti ricorderà che sono io
l’unico uomo che hai amato
ridendo, scandendo orgasmi
su orgasmi – ognuno più indecente
dell’altro, per tutte le parole
negl’ansimi raccolte e a metà
troncate. Poi con Diana sconfitta
dal carro infuocato del fiero Apollo,
le tue labbra rosse, senza pari
e sì simili a ciliegie selvatiche,
simulando un filo di timidezza
vorranno scopare in piena felicità,
e il maschio sesso ingoieranno
fino in fondo alla gola. Solo allora
gli Dèi livorosi sull’Olimpo raccolti
chiuderanno finalmente gl’occhi
sulla nostra golosa intimità.
Vento di maggio, di Renzo Montagnoli
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Vento di maggio
di Renzo Montagnoli
Mi sferza, mi provoca,
mi toglie il respiro
mi strappa il berretto
è giocoso questo vento
d’un maggio più incerto
fra il bello e l’uggioso del tempo.
Eppure mi lascerei andare
sospinto dal soffio
con gli occhi ben chiusi
a sognare un gran viaggio
un tuffo fra nubi sornione
un volo a braccia distese
passando fra stormi
d’uccelli migranti
tornando in quel cielo
che sempre m’attende
per sciogliere vincoli
da un mondo che stringe
per provare una volta
quella libertà
che è sempre il mio sogno
una dolce chimera
un’eterna illusione
io solo lassù
fra la luna e le stelle
fra la terra e il sole
sospeso a guardare
l’ombra mia che laggiù
prepotente mi chiama
e invoca un ritorno
per farmi sentire
uomo fra gli uomini
costretto fuori
ma sempre libero dentro.
Cormac McCarthy - La Strada
Pubblicato da chiaraperseghin

La Strada
Cormac McCarthy
Einaudi
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8806185829
ISBN-13: 9788806185824
Pagine: 218
La terra ormai è ridotta ad un cumulo di rovine incenerite. Il paesaggio è spettrale. Ogni cosa ha assunto il colore grigio della cenere. Anche la neve, che cade d’inverno e ricopre le macerie, non è più bianca ma grigia. Gli alberi bruciati come oscuri totem si ostinano a rimanere in piedi a dispetto della vita che ormai li ha abbandonati: ma ogni tanto il silenzio viene rotto dallo schianto di uno di questi che cade a terra.
È in un’America ormai fantasma che si muovono un padre e un figlio. Non sappiamo i loro nomi, chissà se anche loro li hanno dimenticati! Sporchi, infreddoliti, affamati, sospettosi verso quei pochi esseri umani che come loro vagano come bestie affamate, attraversano l’America per raggiungere il mare, mera speranza che almeno l’acqua possa serbare ancora un po’ di vita.
Cormac McCarthy descrive con grande maestria il rapporto tra questo padre e il figlio. Un padre disperato, che lotta esclusivamente per la sopravvivenza del filgio. Armato solo di una pistola, spinge un carrello con dentro un cumulo di coperte lerce e, quando ne trovano, qualcosa da mangiare. Il figlio, un bambino, che tempesta il padre di domande, che non si fida del modo di comportarsi del padre. Un bambino chiuso e introverso, con una grande carica di bontà e di umanità.
“Perché noi siamo i buoni.”
“E portiamo il fuoco.”
Queste due frasi sono ripetute in continuazione. Una specie di filastrocca che il padre recita e il figlio ripete lungo La Strada della speranza e magari della salvezza.
Benedetta Cibrario: Campiello, vince ‘Rossovermiglio’ epopea di una donna del ‘900
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Per il secondo anno consecutivo il prestigioso premio va a un’esordiente
Dietro di lei Cinzia Tani, Eliana Bouchard, Paolo di Stefano e Sara Gamberale
Campiello, vince ‘Rossovermiglio’ epopea di una donna del ‘900

VENEZIA - E’ Rossovermiglio di Benedetta Cibrario (Feltrinelli) il romanzo che ha vinto il 46esimo premio Campiello, ottenendo 94 voti dei 300 della giuria popolare, scrutinati stasera sul palcoscenico del Teatro La Fenice, a Venezia. E’ il secondo anno di seguito che vince una esordiente, dopo Mariolina Venezia nel 2007.
E’ con queste parole che Benedetta Cibrario, nata a Firenze, ma cresciuta a Torino e vissuta a lungo in Inghilterra, definisce il tema del suo romanzo: “Una donna racconta la sua vita, i suoi complicati e misteriosi amori, per cercare di capire il confine tra realtà e apparenza, tra verità e menzogna, tra torto e ragione”.
Rossovermiglio è il vino che la protagonista, una donna ormai ottantenne, che con il suo racconto ripercorre tutto il secolo scorso, produce nella tenuta di San Biagio, nel senese, dal simbolico nome “La bandita”. Dopo essersi lasciata alle spalle infatti un matrimonio di convenienza, la protagonista si ritira a vivere in Toscana. La vicenda costituisce una grande e complessa saga che qualcuno ha anche avvicinato, per argomenti e tensione popolare, a Via col vento.
Gli altri quattro finalisti si sono piazzati con quest’ordine: Cinzia Tani con Sole e ombra (Mondadori) con 86 voti; Eliana Bouchard con Louise (Bollati Boringhieri) con 43 voti; Paolo di Stefano con Nel cuore di chi ti cerca (Rizzoli) con 29 voti; Sara Gamberale con La zona cieca (Bompiani) con 26 voti.
La giuria cosiddetta “dei letterati”, presieduta da Gianni Letta, era composta, tra gli altri, da Riccardo Calimani, Philippe Daverio, Aldo Forbice, Monica Maggioni e Salvatore Nigro. A scegliere il vincitore, una giuria allargata, composta da trecento lettori, selezionati in tutte le regioni italiane e appartenenti a diverse categorie professionali. La serata è condotta da Bruno Vespa, affiancato da Claudia Gerini.
Fonte: Repubblica.it
Letizia Muratori e la casa madre: lo speciale in download
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Letizia Muratori
La casa madre
Adelphi

clicca qui e scarica lo speciale
a cura di Giuseppe Iannozzi
Che Belle Quelle Sere
Pubblicato da Romanticaperla
Sotto la luce dell’edace tramonto
sulla parete della cara montagna
incisi le nostre iniziali col fuoco
della gioventù – che ogni cosa sa
tranne di sé
Noi, noi sempre adolescenti
L’amore crebbe
giocando in groppa ai cavalli
e alle ombre che al crepuscolo
s’impennavano allungandosi
con aria quasi minacciosa;
ma nelle sere di quelle estati
sì calde, madide d’innocenza,
in quelle sere
dei primi vergognosi baci
i vecchi davano la stura
a chiacchiere e crepitii
davanti ai fuochi accesi
contro il rigor lungo la schiena
per vecchiaia o paura dell’Ignoto
E infine insieme torno torno
tutti si mangiava il pesce
appena pescato e subito cotto
Correvamo per i campi
tra il vociferare degli ospiti felici
Canto di grilli e cicale,
e in lontananza l’abbaiare dei cani
sugli avanzi a strappare le carni
meno tenere e, chissà, forse più buone
Complice il buio
la sera schiudeva i gerani,
e noi a fantasticare
guardandoci negl’occhi
attraverso vetri di bottiglia;
con le dita cercavo le tue labbra
e tu ti lasciavi accarezzare arreso
Alta la luna spandeva argento
sulle colline calve
conferendogli un’aria sinistra
E quelle calze ad asciugare sui fili
per la punta appese
da un vento lieve commosse
assumevano sembianze di fantasmi,
di donne in sempiterna cerca d’amore
Che belle quelle sere
d’estate quando si poteva
felici giocare
illudendosi di non dover
crescere mai
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Arboreto salvatico, di Mario Rigoni Stern
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Arboreto salvatico
di Mario Rigoni Stern
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 106
ISBN: 9788806181710
Prezzo: € 8,00
Ogni volta che leggo un libro di Mario Rigoni Stern provo un’intensa emozione già dalle prime pagine, perché la struttura dell’io narrante, unita a uno stile semplice, ma di grande immediatezza, fa sì che mi sembri di stare ad ascoltare le parole del grande scrittore vicentino e ora che non è più fra i vivi quell’emozione diventa anche commozione.
Arboreto salvatico è un’opera a sé, forse minore, ma riassume tutte quelle caratteristiche che hanno reso giustamente famoso l’autore.
Così troviamo quella perfetta unione dell’uomo con la natura che di per se stessa è un messaggio di fondamentale importanza per l’umanità che sembra non accorgersi di essere parte di un ecosistema perfetto, ma anche fragile, al punto che qualsiasi offesa gli venga resa finisce con il ritorcersi notevolmente amplificata su chi gliela ha arrecata.
E’ un libro semplice, con interessanti e piacevoli annotazioni botaniche, accompagnate da richiami al significato delle piante nell’antichità e impreziosita da brani di romanzi o da versi poetici di autori che cantarono la bellezza di determinati alberi.
Non mancano annotazioni, sempre correlate a questi vegetali, di fatti o eventi di cui Stern fu protagonista nel corso della sua vita, ma non si tratta di meri espedienti per allungare o vivacizzare la narrazione, bensì sono incisi funzionali a dimostrare che l’uomo deve convivere con la natura, nel pieno rispetto di questa, traendone benefici che le attuali generazioni ignorano completamente.
Con Mario Rigoni Stern la natura diventa la vera protagonista della narrativa e l’autore è sempre presente, perché umile parte di essa.
Particolarmente commoventi sono le ultime pagine dedicate al ciliegio, con la visione di una vecchia casa contadina, vuota e abbandonata, ora posta in vendita per costruire un condominio per i villeggianti, così che il vecchio ciliegio che nei pressi vi dimora da tantissimi anni e che porta le ferite della prima guerra mondiale sarà inesorabilmente abbattuto.
Nell’autore c’è l’autentico sincero dolore di Ljubov Andreevna quando è costretta a vendere i suoi amati alberi nel Giardino dei ciliegi di Cechov.
“Mio caro, dolce, meraviglioso giardino…Vita mia, giovinezza mia, felicità mia. Addio!…Addio.”
Con il ciliegio di Asiago che verrà abbattuto se ne va un amico, un testimone e protagonista di gioventù, se ne vanno ricordi, emozioni passate, se ne va un pezzo dell’autore.
Leggere i libri di Mario Rigoni Stern non è solo un accrescimento culturale, ma è anche vivere dalla prima all’ultima pagina accanto a questo grande uomo e scrittore.
Mario Rigoni Stern (Asiago, 1921 - 2008).
Ha scritto Il sergente nella neve (1953), Il bosco degli urogalli (1962), Quota Albania (1971), Ritorno sul Don (1973), Storia di Tönle (1978) (Premio Campiello e premio Bagutta), Uomini, boschi e api (1980), L’anno della vittoria (1985), Amore di confine (1986), Il libro degli animali (1990), Arboreto salvatico (1991), Le stagioni di Giacomo (1995) (Premio Grinzane Cavour), Sentieri sotto la neve (1998), Inverni lontani (1999), Tra due guerre e altre storie (2000), L’ultima partita a carte (2002), Aspettando l’alba e altri racconti (2004), I racconti di guerra (2006), Stagioni (2006).
Recensione di Renzo Montagnoli
Mi Piaci
Pubblicato da Romanticaperla
Mi piaci…
Come? non te l’ho detto mai?
Oh sì, mi piaci per come sei.
Non ti cambierei con un altro,
proprio no, bello mio;
senza maschere, a faccia nuda
esposto al riso
e all’insulto allo stesso modo
ti porti avanti e dritto vai.
Un romantico pirata
all’arrembaggio, ecco chi sei.
Mi piaci
perché se in volto scuro sei
non dici che hai sbattuto la faccia
e poi taci;
no, tu no, tu spari alto
finché non tremano pure i santi;
mi piaci così,
anche per quel poco che sottaci
nel languore d’una rosa in dono
- d’una poesia scritta su due piedi -;
tu sempre uguale a te stesso
mai uso agli inganni
o a bassi stratagemmi.
Tu caparbio dolce innocente
e saccente anche.
Mi piaci
perché scrivi sul mio corpo
con il tuo odore pirata
dopo l’amore;
perché mi fai arrossire
raccontando grandi storie
colorate dimenticate
tra i fiori dell’estate;
mi piaci
perché passi da un estremo
all’altro,
al blu più blu del cielo lassù,
fino al blu del mare quaggiù.
Siamo così diversi,
io una bambina che ti sta ad ascoltare,
tu una testaccia dura ma dura di brutto:
eppure belli siamo, agli occhi Dio anche.
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